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mercoledì 16 aprile
Ravenna
TRIBECA – ore 18 – Ingresso libero

Librando presenta


Sara Panzavolta
Quando mio nonno era un bambino
(Danilo Montanari Editore)

IL LIBRO
Da un’idea semplice per quanto efficace – il recupero e la conservazione della memoria storica dei nostri antenati – è nato “Quando mio nonno era un bambino”, opera prima della giovane ravennate Sara Panzavolta edita da Danilo Montanari editore. Il libro raccoglie otto racconti che Panzavolta ha assemblato da una lunga narrazione di suo nonno Edgardo e, arricchito dalle splendide illustrazioni di Lucia Calfapietra, si rivela un ottimo strumento per riscoprire un passato (comprendente anche il periodo della seconda guerra mondiale) che alle orecchie di un bambino di oggi risulterà inimmaginabile, esposto in maniera delicata e appassionata, ma senza risparmiare descrizioni e passaggi di cruda realtà.

La stessa autrice racconta così la nascita del suo lavoro: «L’idea di scrivere questo libro mi è venuta di pari passo con la consapevolezza che i miei nonni
stavano invecchiando. Quindi ho sviluppato la mia idea attorno alla conservazione della memoria. Volevo mantenere intatta l’immagine di un mondo perduto che avevo conosciuto attraverso le narrazioni dei nonni durante la mia infanzia. Non volevo avere però solo una memoria storica ma anche “emotiva”. Purtroppo oggi il mondo da cui provengono gli anziani è visto come un pezzo da museo, il progresso è stato talmente rapido da far sembrare i nostri poveri anziani dei vecchi dinosauri appartenenti a un mondo ormai estinto. In parte è cosi, ma in parte non dobbiamo fare l’errore di mettere “sotto vetro” il passato, bensì farlo vivere e pulsare come qualcosa di ancora reale e vicino. Uno degli scopi del mio libro voleva essere anche questo: non un “catalogare” storie ma un dare voce a queste storie, facendo si che appassionino gli animi e vivano di quella freschezza che gli appartiene per natura.
Perché rivolgermi all’infanzia? Ho pensato di scrivere un libro rivolto ai bambini/ragazzi perché uno dei miei obiettivi era anche quello di avvicinare due universi che, al giorno d’oggi, non comunicano più e si incontrano sempre più raramente; quello dei bambini e quello degli anziani. Come fare quindi per mettere in contatto profondo questi due mondi? Attraverso i racconti. Mi è sembrata la soluzione che umanamente ci coinvolge maggiormente e ci fa sentire l’altro vicino. Volevo far nascere una curiosità nuova nei giovani verso i nostri anziani che, per la loro rispettabile età, posso essere fonte di saggezza ed insegnamenti ancora a noi utili. Il mio riferimento è quindi reale, di assoluta verità. Non c’è niente che io abbia inventato nel libro, mi sono resa solo il tramite, una traduttrice di pensieri e racconti che però nascono tutti dalla vita vissuta di due persone, i miei nonni».


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